DISCORSO DI MARCO ANTONIO SUL FERETRO DI CESARE (W. SHAKESPERARE)

Propongo, nell’interpretazione di Vittorio Gassman, il Monologo di Marco Antonio sul feretro di Cesare, tratto dal Giulio Cesare di W. Shakesperare, at. 3°, sc. 2°. Come noto il Giulio Cesare è il dramma politico per antonomasia del commediografo anglosassone e, a mio avviso è molto attuale, nonostante sia stato scritto intorno al 1599. Sono presenti tutti i temi che, come allora, caratterizzano la scena politica contemporanea anche se oggi spettacolarizzati.

Il testo e l’audio sono preceduti da una breve nota esplicativa per chi fosse interessato.

Il protagonista assoluto della del dramma si può ritenere non tanto la Politica, quanto il Potere, la poltrona per dirla con una terminologia attuale, e i personaggi sono principalmente dei politici. Politici che agiscono solo in nome del potere attraverso la retorica, traduciamo con una forma di populismo, per guadagnarsi la stima del popolo, al fine di nascondere, neanche troppo velatamente, le loro ambizioni politiche. Per questo per Shakespeare essi non possono essere solo buoni o solo cattivi, sono semplicemente dei politici, e quindi sono ambigui e è difficile incasellarli tra i buoni o i cattivi, poiché essendo politici, è fisiologico che le loro azioni siano guidate dall’ambizione.

L’assassinio di Cesare è accolto con sorpresa, timore e inquietudine dal popolo romano, perciò Caio, Cassio e Bruto, i colpevoli principali, durante il rito funebre di Cesare, cercano di giustificare le motivazioni di tale atto. È Bruto che parla e sa così bene usare la parola, tanto da convincere il popolo romano a condividere l’assassinio perpetrato ai danni del defunto Imperatore.

Ne viene che Marco Antonio e i suoi alleati, Cesare Ottaviano e Lepido, si trovano in svantaggio, ma il discorso di Antonio ribalterà la situazione. Infatti durante il monologo non parlerà mai in maniera negativa dei suoi avversari, anzi li definisce anche uomini d’onore. In pratica parla al popolo come se fosse super partes, espone i fatti e basta, ciò che Cesare ha fatto per il popolo rimano e che per questo era amato.

È una retorica manipolatrice. E quando Marco Antonio parlerà del testamento di Cesare, nel quale è scritto che suoi eredi sono i cittadini romani, il popolo è già dalla sua parte, pronto a combattere al suo fianco contro i cospiratori.

Con le dovute differenze non mi sembra che le cose siano cambiate molto nella politica contemporanea dove ciò che conta è la poltrona, da ottenere attraverso programmi, azioni e discorsi populisti, non declamati davanti al cadavere di Cesare, ma comodamente seduti a un talk-show televisivo o per strada.

  1. SHAKSPERARE, GIULIO CESARE, ATTO 3°, SCENA 2°.

 

Ascoltatemi amici, romani, concittadini…
Io vengo a seppellire Cesare non a lodarlo.
Il male che l’uomo fa vive oltre di lui.
Il bene sovente, rimane sepolto con le sue ossa… e sia così di Cesare.
Il nobile Bruto vi ha detto che Cesare era ambizioso.
Grave colpa se ciò fosse vero e Cesare con grave pena l’avrebbe scontata.
Ora io con il consenso di Bruto e degli altri poiché Bruto è uomo d’onore e anche gli altri,
Tutti, tutti uomini d’onore…
Io vengo a parlarvi di Cesare morto.
Era mio amico.
Fedele giusto con me… anche se Bruto afferma che era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Sì è vero.
Sul pianto dei miseri Cesare lacrimava.
Un ambizioso dovrebbe avere scorza più dura di questa.
E tuttavia sostiene Bruto che egli era ambizioso e Bruto è uomo d’onore.
Sì è anche vero che tutti voi mi avete visto alle feste dei Lupercali tre volte offrire a Cesare la corona di Re e Cesare tre volte rifiutarla.
Era ambizione la sua?
E tuttavia è Bruto ad affermare che egli era ambizioso e Bruto, voi lo sapete, è uomo d’onore.
Io non vengo qui a smentire Bruto ma soltanto a riferirvi quello che io so.
Tutti voi amaste Cesare un tempo, non senza causa.
Quale causa vi vieta oggi di piangerlo.
Perché o Senna fuggi dagli uomini per rifugiarti tra le belve brute.
Perdonatemi amici il mio cuore giace con Cesare in questa bara.
Devo aspettare che esso torni a me.
Soltanto fino a ieri la parola di Cesare scuoteva il mondo e ora giace qui in questa bara e non c’è un solo uomo che sia così miserabile da dovergli il rispetto signori.
Signori se io venissi qui per scuotere il vostro cuore, la vostra mente, per muovervi all’ira alla sedizione farei torto a Bruto, torto a Cassio, uomini d’onore, come sapete.
No, no.
Non farò loro un tal torto.
Oh… preferirei farlo a me stesso, a questo morto, a voi, piuttosto che a uomini d’onore quali essi sono.
E tuttavia io ho con me trovata nei suoi scaffali una pergamena con il sigillo di Cesare, il suo testamento.
E bene se il popolo conoscesse questo testamento che io non posso farvi leggere perdonatemi, il popolo si getterebbe sulle ferite di Cesare per baciarle, per intingere i drappi nel suo sacro sangue, no…
No amici no, voi non siete pietra né legno ma uomini.
Meglio per voi ignorare, ignorare… che Cesare vi aveva fatto suoi eredi.
Perché che cosa accadrebbe se voi lo sapeste.
Dovrei… dovrei dunque tradire gli uomini d’onore che hanno pugnalato Cesare?
E allora qui tutti intorno a questo morto e se avete lacrime preparatevi a versarle.
Tutti voi conoscete questo mantello.
Io ricordo la prima sera che Cesare lo indossò.
Era una sera d’estate, nella sua tenda, dopo la vittoria sui Nervei.
Ebbene qui, ecco..
Qui si è aperta la strada il pugnale di Cassio.
Qui la rabbia di Casca.
Qui pugnalò Bruto, il beneamato.
E quando Bruto estrasse il suo coltello maledetto il sangue di Cesare lo inseguì vedete, si affacciò fin sull’uscio come per sincerarsi che proprio lui, Bruto avesse così brutalmente bussato alla sua porta.
Bruto, l’angelo di Cesare.
Fu allora che il potente cuore si spezzò e con il volto coperto dal mantello, il grande Cesare cadde.
Quale caduta concittadini, tutti… io, voi, tutti cademmo in quel momento mentre sangue e tradimento fiorivano su di noi.
Che …ah… Adesso piangete?
Senza aver visto le ferite del suo mantello?
Guardate qui, Cesare stesso lacerato dai traditori…
No… no, amici no, dolci amici… Buoni amici… Nooo… non fate che sia io a sollevarvi in questa tempesta di ribellione.
Uomini d’onore sono coloro che hanno lacerato Cesare e io non sono l’oratore che è Bruto ma un uomo che amava il suo amico, e che vi parla semplice e schietto di ciò che voi stessi vedete e che di per sé stesso parla.
Le ferite, le ferite… Del dolce Cesare… Povere bocche mute…
Perché se io fossi Bruto e Bruto Antonio, qui ora ci sarebbe un Antonio che squasserebbe i vostri spiriti e che ad ognuna delle ferita di Cesare donerebbe una lingua così eloquente da spingere fin le pietre di Roma a sollevarsi, a rivoltarsi.

1 commento su “DISCORSO DI MARCO ANTONIO SUL FERETRO DI CESARE (W. SHAKESPERARE)”

  1. Maria Laura Fraternali

    Mi colpisce il processo di disumanizzazione della politica  quando è  ridotta a corsa al potere e perseguimento di interessi personali. Processo che investe le stesse persone che la incarnano (Bruto e Antonio). La politica o è al servizio degli uomini o è contro gli uomini divenendo davvero pericolosa. La stessa eloquenza perde il suo valore riducendosi a strumento di raggiro. Maria Laura Fraternal i

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