TRE LIRICHE DI DINO CAMPANA.

Propongo ancora tre poesie, questa volta di uno dei massimi poeti italiani del Novecento, Dino Campana. Al di là della sua avventura terrena avvolta da un’aura quasi mitica, grazie anche a romanzi e film attorno alla sua vita che Carlo Bo definì “l’infrenabile notte”, la sua poesia ha suggestionato gran parte della produzione poetica italiana e non solo, proprio per essere, in qualche modo, un out sider rispetto alla tradizione. Per questo, purtroppo, poco o per nulla studiato a scuola, ma i suoi versi, come il suo unico libro i Canti orfici, sono di una bellezza inconsueta. Le tre poesie sono: La chimera (file audio recitato da Vittorio Gassman), In un momento, dedicata alla scrittrice Sibilla Aleramo con cui ebbe una relazione d’amore travolgente che non si spense, né per l’uno né per l’altra, anche dopo il ricovero in manicomio che lo condusse alla morte nel 1932 a soli 47 anni (file audio recitato da Mimmo Pelini) e Canto della tenebra (fine audio recitato da Vittorio Gassman).

CHIMERA.

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la 
Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

IN UN MOMENTO (per Sibilla Aleramo)

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P. S. E così dimenticammo le rose.

CANTO DELLA TENEBRA.

La luce del crepuscolo si attenua:
Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
Al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
Sorgenti, sorgenti che sanno
Sorgenti che sanno che spiriti stanno
Che spiriti stanno a ascoltare…
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
Più Più Più
Intendi chi ancora ti culla:
Intendi la dolce fanciulla
Che dice all’orecchio: Più Più
Ed ecco si leva e scompare
Il vento: ecco torna dal mare
Ed ecco sentiamo ansimare
Il cuore che ci amò di più!
Guardiamo: di già il paesaggio
Degli alberi e l’acque è notturno
Il fiume va via taciturno…
Pùm! mamma quell’omo lassù!

 

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