ULTIMO CONFINE

 

 

da, E. M. Guidi, Ultimo confine, Nonsolopoesie Edizioni, 2024

Il titolo, Ultimo Confine, rende già giustizia a questa storia dal carattere decisamente distopico di genere fantascientifico possedendone tutti i requisiti. Quando si parla di un romanzo distopico, si fa riferimento ad una storia che è ambientata in una società di post conflitto o reduce da una gravissima catastrofe, in virtù della quale la popolazione superstite si è incattivita essendo in lotta per la sua sopravvivenza. Una realtà di fantasia e ambientata nella fantasia ma che il carattere apocalittico serve come espediente narrativo facendo riferimento a quello che accade nella società contemporanea.
Il percorso narrativo è quello di usare il futuro lontano, a volte di diversi secoli, per denunciare le storture della società attuale, dove celati in questo mondo apocalittico ci sono invece i principali difetti e problemi della contemporaneità, e pagina dopo pagina ci si rende conto che tutto quello che sembra così fantascientifico e assolutamente inventato non è poi così lontano da quello che viviamo ogni giorno e che è un vero oggetto di denuncia. Ebbene questa storia scritta da Enrico Maria Guidi, incarna totalmente questo genere letterario molto diffuso e condiviso. Le ragioni le possiamo bene immaginare, la consapevolezza, e parlo dell’attualità, che in conseguenza delle serie minacce all’esistenza stessa non solo del pianeta ma di tutto il genere umano, sottoposto agli attacchi dei cambiamenti climatici, venti di guerra totale e sempre più concreti, disastri ambientali, ci portano a pensare che questo pianeta lo stiamo perdendo in modo definitivo e ormai la fine totale la si potrà intravedere nel giro di non tantissimi decenni. Da qui la denuncia anzi, l’esortazione a fermarsi, a riflettere e a fare tutto quello che sia possibile, rasentando anche l’impossibile per cui la fine del tutto venga rimandata e procrastinata a tempi lontanissimi. Stiamo andando controcorrente dal punto di vista letterario, non immaginiamo più un mondo utopico di altri secoli frutto della fantasia di Tommaso Moro che coniò questo termine all’interno del suo libro “Libellus” nel lontano 1516 per definire una società idilliaca, dove amore e rispetto altrui regnano e dove tutti sono felici e contenti, dove regna l’uguaglianza, rispetto dell’ambiente e dove tutti i problemi vengono affrontati e risolti. Cosa è successo in questi cinque secoli? Siamo da una società utopica a una società distopica, esattamente all’opposto con buona pace di John Stuart Mill che ne coniò il termine. Forse tutto questo in conseguenza di tutti i fatti e i misfatti dei nostri contemporanei? Di questa nostra classe dirigente mondiale che ha sacrificato sull’altare del Dio denaro il destino di una intera umanità? Questo bellissimo romanzo vuole spingere alla riflessione sul nostro futuro e farci una domanda molto semplice, ma pare che sia di difficile comprensione.
Dove stiamo andando? Ovviamente ognuno di noi potrà cercare di dare una risposta prima di oltrepassare l’ultimo confine da dove difficilmente si potrà tornare indietro.
Massimo Pescara

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