LA SCATOLETTA DI MERDA E ALTRO.

P.Manzoni, Merda d’artista, 1961.

Si può dire della Merda d’Artista di Piero Manzoni è bella? Credo proprio di no, e come per quella per molte altre opere d’arte e non solo moderne e contemporanee. Si può arrivare a dire “sono belle”, ma non c’è l’impatto emotivo necessario per dichiararle belle a un primo sguardo. Non mi interessano ora tutte le teorie estetiche da Platone a Aristotele, a Hegel fino a Dorfles, Ferraris o Danto. Sotto il “giudizio” di “bello” per simili opere, compreso Duchamp, c’è una mediazione, un ragionamento, una razionalità.

La “scatoletta” non è altro che una “scatoletta” che si eleva a opera d’arte e acquista una sua bellezza solo dopo che ne è stato svelato o attribuito un significato, l’importanza innovativa ecc…, ma di primo acchito non genera un senso di bellezza nello spettatore. E non si può dire che ciò sia una caratteristica di quel “genere” d’arte contemporanea (concettuale, poverista, minimalista, posthuman ecc…) sviluppatosi dopo, diciamo, la Pop Art, perché, ad esempio, davanti a un’opera come Senza titolo 1972 di Calzolari  mi è venuto da dire subito bella.

P.P. Calzolari, Senza titolo, 1972

E pure se ci si rivolge a opere astratte, per cui, per esempio, mi colpisce la bellezza di un quadro di Mondrian, mentre davanti a uno di Klee ho bisogno di ragionare, sembra una stranezza, visto il carattere delle opere, ma è così.

 

 

P. Klee, Ancien Harmony, 1925.                                                     P. Mondrian, Tableau II, 1021-25

 

 

Ma ciò non è vero solamente per l’arte contemporanea. Se di fronte a una tela di Picasso del periodo cubista sintetico o analitico, non esclamo bello d’istinto, ma devo ragionarci, ciò accade anche per un dipinto bizantino, o anche gotico, con le dovute eccezioni, come i Crocifissi di Cimabue o Giotto, ma non quelli di Coppo Marcovaldo,  e, a dire il vero, neppure il Ciclo di Assisi o quello della Cappella Scrovegni mi entusiasmano se non nel loro insieme, le storie narrate prese singolarmente, le loro figure, le loro architetture i loro ambienti naturali, pur comprendendone la portata e la novità rivoluzionaria nell’ambito della pittura e del pensiero medievale, non suscitano in me un sentimento immediato di bellezza.

 

P.Picasso,Ma Jolie,1911-12.   Giotto, Cristo S. M. Novella, 1290-95   Coppo di Marcovaldo, Crocifisso di S.                                                                                                                                             Giminiano, 1264 c.

La bellezza è in gran parte soggettiva, al di là della simmetria, dell’ordine, dell’equilibrio della pulcritudo ecc…, anche se dei “canoni” fissi forse, in fin dei conti, esistono.  Cosa sia la bellezza è indicibile; è, e basta, scaturisce improvvisa e violenta, nel senso che coinvolge o sconvolge l’intero essere, e non solo quella attribuibile all’opera d’arte. Anche se un domani più prossimo di quello che si può presumere le neuroscienze spiegassero il suo comparire, del sentimento della bellezza, con qualche reazione biochimica nel cervello o a causa di un qualsiasi gene, non potranno mai dire perché avviene, da cosa nasce, che ruolo ha, e perché in ognuno è diversa e particolare.

La bellezza scaturisce da un qualcosa in più che va e che esiste oltre l’oggetto o il suono percepito. È sì, sensoriale, corporea, ma supera il sensibile stesso aprendo un varco a un altro mondo, forse facendo accedere al simbolico, fornendo al simbolico un linguaggio che non conosciamo o abbiamo perduto. M’illumino d’immenso, non vuol dire nulla razionalmente, perché non ha nessun riferimento sensibile: non posso illuminarmi, tanto meno di luce propria, e quanto meno d’immenso che neppure posso definire, ma, al limite, solo immaginare. Ma quelle parole aprono un altro livello di conoscenza che oltrepassa il sensibile e il matematico e genera bellezza anche attraverso lo spaesamento.

La bellezza è in , ma non nel senso kantiano, poiché in qualche modo ne possiamo percepire il significato, anche se non sappiamo quale sia, e ne subiamo gli effetti, anche sensibili come spaesamento psichico, brividi, aumento della temperatura, del battito cardiaco, affanno, là dove essa è intensa. E questo è un altro punto a favore della non decifrabilità della bellezza da un’ottica unicamente fisica, perché da un punto di vista biologico sono gli stessi sintomi, effetti materiali che si possono notare in un corpo davanti al repellente, all’osceno, al terrificante.

La domanda dovrebbe essere non “Cos’è la bellezza?”, ma “Da dove viene la Bellezza?”, “Perché c’è la bellezza?”. In questo senso il sentimento o meglio la sensazione della bellezza esce dall’apparato iscrivendosi, in un modo o nell’altro, nell’ordine della casualità e uscendo o precedendo quella della causalità e dalla prevedibilità.

Non si può progettare una sensazione di bellezza improvvisa, proprio come non si può progettare un amore, un innamoramento. Ti piombano addosso, e guarda a caso in entrambi, bellezza e amore, pur essendo individuali, hanno bisogno di condivisione per esprimersi.

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